Un caffè macchiato freddo

Blog di presentazione Angelo Salvatore Borelli


Hasta la victoria… goal

Federico, dopo anni di baldorie, di risse e di denunce a piede libero ha incontrato la persona giusta nel momento giusto. Quella persona che gli ha cambiato radicalmente la vita.

Dopo la raccomandazione avuta da un politico, si è ritrovato di colpo a occuparsi di catasto dopo avere per anni pulito le scale di vari condomini romani. Nell’indifferenza degli altri impiegati, vincitori regolari di concorso, inizia a covare l’odio verso gli esseri umani. Non riesce più a instaurare rapporti sociali e si isola rinchiudendosi nel suo mondo, fatto di solitudine e di giornate perse davanti alla TV.

L’incontro con il nonno e con i cugini ha destabilizzato la sua vita facendo crollare quel microcosmo in cui si era rifuggiato. Quell’uragano che ha spazzato via ogni sua labile certezza ha rideterminato in lui una nuova consapevolezza che nel giro di poche settimane si è frantumata in un caldissimo giorno di metà luglio.

Hasta la victoria… goal

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Giuseppe

Hasta la victoria… goal

Giuseppe è un bracciante agricolo. Un uomo semplice cresciuto nella povertà, che attraverso la lettura e la voglia di aiutare gli altri e riuscito a cambiare la propria vita.

Scelte scellerate l’hanno portato a girovagare per l’Italia alla ricerca di quell’identità che ha trovato solo dopo un esilio forzato. In quel piccolo paesino di montagna ha studiato per anni tutte le teorie dei più grandi pensatori di sinistra. Pensieri trascritti su fogli che dopo molti anni dona in eredità ai suoi tre nipoti. Figli di quei figli illegittimi che ha lasciato in giro durante quella dannate esistenza fatta di proteste e di partenze clandestine.

Una grande rivoluzione è il suo ultimo desiderio. Convinto che solo la spregiudicatezza della gioventù possa portare a termine quell’idea di poter cambiare il mondo.

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È disponibile negli store online l’epub “HASTA LA VICTORIA… GOAL”.

La storia narra di Giuseppe, un bracciante agricolo che per via di alcune scelte sbagliate si ritrova a espiare le proprie colpe girovagando per l’Italia.

Durante la sua dannata esistenza ha lasciato in giro figli illegittimi e guerriglie urbane. Tutte situazioni nate per caso. In balia degli eventi è costretto a rifugiarsi in uno sperduto paese di montagna dove, avvalorando le tesi di alcuni pensatori di sinistra, mette in atto un piano rivoluzionario.

Logoro nell’anima e segnato dagli anni, pensa di lasciare in eredità il suo piano ai suoi tre nipoti ovvero i figli dei suoi tre figli illegittimi.

I tre ragazzi si ritrovano al cospetto del nonno scoprendo per la prima volta quell’assurda storia alla quale inizialmente non credono. Solo dopo che Giuseppe ha dimostrato che quello che sta dicendo non è frutto di nessuna eresia, i tre accettano il dono del nonno. Una scatola contenente il piano dettagliato.

Federico, Carlo e Antonio, in un primo momento, decidono di non accettare nascondendo la scatola a casa di uno dei tre.

Ma il destino ha un disegno per ogni vita. Un’esistenza turbolenta e ricca di passaggi a vuoto dovuti a situazioni personali, li indirizza verso quello che può essere l’unico scopo rimasto per non lasciarsi sopraffare dagli eventi. Portare avanti il piano del nonno.

Passeranno giornate intere reclusi in un appartamento dove incontreranno alcuni dei personaggi che fanno parte di quel background politico legato alle idee di Giuseppe e si scontreranno con la paura e l’ insicurezza che se non sarà la vittoria a salvarli ci penserà probabilmente la morte.

Ma analisi personali, esami di coscienza e un mondiale di calcio ben giocato dalla nazionale italiana rischiarirà le menti dei tre ragazzi che lentamente sceglieranno altre strade da seguire e nuovi ideali a cui affidare la propria rinascita.

La versione in digitale anticipa la versione cartacea che verrà pubblicata nei prossimi giorni.

Mi permetto di etichettare il lavoro utilizzando una citazione che racchiude lo spirito con cui ne è stata affrontata la stesura:

“Cominciare una rivoluzione è facile, è il portarla a termine che è molto difficile. [Nelson Mandela]”

Buona lettura a tutti.

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I sintomi di un nuovo racconto si manifestano quando inizi a fissare il vuoto cercando di elaborare un incipit, un dialogo, quando immagini scenari reali e surreali o quando pensi ai nomi dei personaggi. Tutto intorno a te scompare.

Il vociare delle persone che prima ti infastidiva sparisce letteralmente. La tua mente si riempie di tuoi pensieri. Sei tu che parli con te stesso e questo diventa abitudine. Minuto dopo minuto, ora dopo ora, giorno dopo giorno.

Un foglio bianco, un’agenda, un quaderno non sono altro che supporti che utilizzi per annotare tutto. La mente naviga e non ha tempo anche di immagazzinare tutto.

Poi arriva il fatidico giorno. Prendi in mano il computer, ti avvicini al tavolo, sposti leggermente la sedia e ti accomodi. Alzi lo schermo e premi il tasto per l’accensione. I tuoi movimenti seguono uno schema fisso. A un certo punto ti ritrovi davanti a una pagina bianca. Non quella fisica, quella che ti permette di sentire il profumo della carta, no. La pagina bianca da PC. Quella è un’arma puntata sempre contro di te. Quella pagina conteggia parole, spazi, linee e tu hai paura di questo. «Sto facendo la cosa giusta? Sarò veramente in grado di scrivere qualcosa?»

Poi le ore cavalcano i giorni. Ti ritrovi dopo mesi con in mano molte pagine riempite da parole, tanti errori da correggere, pensieri da resettare e rivalutare. Blocchi le mani, chiudi tutto e regali alla tua mente il riposo tanto meritato. Una settimana.

Lentamente dentro di te si riaccende quel fuoco. Riapri il computer e ti rendi conto che in quel preciso momento incomincia il lavoro duro. I dubbi sono sempre gli stessi che hanno assillato il tuo animo nei mesi precedenti ma questa volta però non ti faranno star male. Una, due, tre, quattro, cinque letture. Non ti fidi e lo lasci valutare a chi ti sta vicino, a chi ti conosce, a chi sa quali pensieri affollano la tua mente.

Un’altra settimana di riposo e poi l’ennesima revisione. Incominci a valutare una copertina, poi un’altra. «Voglio avvicinarmi allo stile classico per sembrare professionale o la imposto secondo un mio gusto personale?» «Sono un autore indipendente e quindi la decido io!» Finalmente ti trovi d’accordo con te stesso.

Adesso hai in mano la tua creatura, il lavoro di mesi. Scegli accuratamente la piattaforma da utilizzare e mentre inizi a compilare ogni minimo particolare ripensi ai giorni spesi a guardare fuori dal finestrino dell’autobus che quotidianamente ti conduce sul posto di lavoro. Ripensi ai libri letti per studiare impaginazione e come impostare un dialogo. Ripensi agli ultimi istanti prima di chiudere gli occhi e addormentarti mentre ripensi ai personaggi, se sono soddisfatti di come li hai descritti. Qualcuno è permaloso e può sempre rinfacciarti difetti che lui non si attribuisce.

Fianlmente sei arrivato alla fine, devi sono fare click su invio e aspettare che ti rimandino le bozze prima della pubblicazione. Questi sono gli ultimi passaggi.

Così ti ritrovi lì, a due passi dal traguardo, consapevole che possa piacere o no, possa vendere qualche copia o anche nessuna ma tu hai dato il meglio di te e questo vale più di ogni altra cosa.

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Dimmi che anche tu come me odi il mondo è il nuovo racconto di Angelo Salvatore Borelli pubblicato in formato digitale grazie alla piattaforma STREETLIB.

Sinossi

Dimmi che anche tu come me odi il mondo

Guido propone a Emilia di trascorrere il fine settimana insieme a casa sua. Entrambi si portando dentro i problemi adolescenziali amplificati da situazioni familiari particolari. Emilia vive l’assenza dei genitori che, lavorando tutto il giorno, non riescono a instaurare un rapporto intimo con la figlia mentre Guido vive sotto l’oppressione di una madre che lo segue come un’ombra costringendolo a fare tutto quello che decide lei.
Emilia ama la fotografia e guarda al futuro con ottimismo. Guido ama il disegno, è un ragazzo introverso, timido e riesce difficilmente a esprimere i propri pensieri. I due sono legati da un profondo sentimento di amicizia ed entrambi non riescono ad adattarsi allo stile di vita della loro generazione.
La storia si svolge principalmente a casa di Guido e nell’arco temporale di quattro giorni ricchi di noia, di spensieratezza e di continui cambi di umore dovuti a stati d’animo profondamente toccati dalle diverse situazioni personali.
Il fine settimana parte con il loro incontro a scuola e con il concerto il venerdì sera in un locale cittadino dove una cover band dei Led Zeppelin allieta la serata dei due ragazzi. Emilia cerca in tutti i modi di spronare l’amico riuscendoci durante l’esecuzione di un brano e facendolo ballare come mai aveva fatto in vita sua. La serata si conclude con i due che si lasciano aspettando il sabato per passare l’intera giornata insieme.
Il sabato parte con una gita in collina dove i due possono dare sfogo alle proprie passioni e prosegue a casa del ragazzo, dove tra una pizza e un vinile riescono a esprimere considerazione sui propri amici, su quella generazione di cui non riescono a farne parte per vedute e gusti diversi, sulla vita e sui loro problemi.
Emilia come un fiume in piena non fa altro che esprimere giudizi seri e poco seri sui ragazzi che incontra sull’autobus e a scuola, Guido con molta più calma e riservatezza analizza tutto e in alcune occasioni espone interessanti e pesantissime considerazioni sulla libertà di poter vivere la propria esistenza senza condizionamenti esterni e su situazioni che risultano importanti nella gestione della propria vita.
La fragilità emotiva del ragazzo inizia a palesarsi nel momento in cui confida a Emilia cosa pensa dell’autoironia. Guido la considera come una trappola dell’anima. La confessione continua quando spiega alla ragazza il percorso scolastico che la madre ha già tracciato e costruito a suo piacere. Figlio di due stimati dottori proseguirà gli studi universitari all’estero portando a termine il progetto della madre. Quella madre troppo protettiva e troppo presente che gli ha tolto il piacere e il gusto di andare avanti. Vive ormai nel buio di un’adolescenza che non riesce a regalargli nessuno spunto.
Emilia ascolta le confessioni dell’amico. In certi frangenti riesce a rincuorarlo e a fargli vedere il bicchiere mezzo pieno ma in altre circostanze non riesce a ribattere al malumore di Guido.
Il sabato notte trascorre tra le lacrime, tra la gioia, tra le note delle canzoni dei Beatles e dei Rolling Stones e nella consapevolezza che la situazione psicologica di Guido non è delle migliori. Qui Guido confida a Emilia tutto quello che deve sopportare per via dell’ossessione materna a cui è costretto a vivere.
Il risveglio, la domenica mattina, riporta al mondo due anime in apparenza rilassate ma colpite dalle rivelazioni della notte precedente. Prima di lasciarla tornare a casa, Guido porge una lettera a Emilia chiedendole di aprirla solo ed esclusivamente dopo aver ricevuto un suo messaggio. La ragazza crede che quella lettera contenga una vera e propria dichiarazione d’amore da parte dell’amico. Purtroppo le aspettative della ragazza si frantumano sotto i colpi di parole che rispecchiano tutto tranne che amore. La lettera non è altro che il testamento finale di un ragazzo che per dare un taglio netto alla propria esistenza decide di togliersi la vita.
Dopo aver letto la lettera, Emilia corre a casa dell’amico. Ad aspettarla non ci sarà più Guido ma i genitori del ragazzo. Entrambi, ignari di tutto, restano sorpresi dall’arrivo della ragazza che in preda allo sconforto dà la lettera alla madre dell’amico. Il resto della mattinata di lunedì trascorre tra l’estenuante ricerca di una sottilissima possibilità di ritrovare il figlio. Tentativi che piano si assottigliano quando il padre nota, avvolto in una pozza di sangue, il figlio privo di vita lungo un tratto di strada che separa due palazzi.
Quell’angolo di mondo che diventerà per Guido fuga e per Emilia l’ultima istantanea di una vita che non sarà mai più la stessa.
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